RaspyServer – Un Server a basso consumo

Premessa: Sebbene chiunque possa prendere ispirazione da questa guida, consiglio a chi ha appena acquistato un Raspberry Pi per la prima volta di fare un po’ di pratica, soprattutto se non è mai stato in campo Linux.
Quindi, a mio parere, installate Raspbian con le guide fornite qui e non dimenticatevi di usare il terminale ogni tanto!

 

C’è da stupirsi come una schedina poco più grande di una carta di credito possa diventare un calcolatore estremamente flessibile per gestire i più disparati ambiti, infatti l’ approccio principale è proprio quello di decidere noi stessi cosa deve fare il tanto amato Raspberry Pi.

Possiamo usarlo come MediaCenter collegato alla tv, oppure come vero e proprio computer per andare on-line e creare documenti di testo, insomma non c’è limite alla fantasia.

Un ambito sicuramente più oscuro e ostico per molte persone è quello di renderlo a tutti gli effetti un server: nessuna interfaccia grafica, nessun mouse, nessuna tastiera, solo il buon vecchio cavo di rete collegato al router.

È proprio da quì che partiremo oggi: le basi per la installazione e configurazione di un microserver con Raspberry Pi … e quale nome migliore di RaspyServer?

 

Parte 1: Fase preliminare – Installazione e configurazione

MINIBIAN – La distribuzione minimale basata su Raspbian

Avete appena finito di fare pratica con Raspbian?

Bene! Perché Minibian si basa proprio su questa potente e funzionale distribuzione così avrete tutto sotto controllo, senza nessun nuovo strano comando da imparare, niente mal di testa e notti insonni.

Mi permetto di salutare e ringraziare, anche se non conosco di persona, Luca Soltoggio, il creatore di Minibian!

Per prima cosa scarichiamo MINIBIAN da sourceforge, il formato è il classico .tar.gz quindi se siamo sotto Windows possiamo usare WinRAR oppure 7-Zip ed estrarre il contenuto in un punto qualsiasi del computer, altrimenti se siete sotto Linux (ogni momento è buono per imparare) aprite il terminale, dirigetevi nella directory dove avete salvato il file e digitate:

tar -zxvf YYYY-MM-DD-wheezy-minibian.tar.gz

dove YYYY è l’anno, MM il mese e DD è il giorno della versione che avete scaricato.

Non facciamoci troppi problemi se la versione non è recentissima, i repository sono gli stessi di Raspbian quindi più avanti vedremo come aggiornare la maggior parte dei pacchetti.

Fatto questo ci ritroveremo con un file .img, ci basterà procedere alla scrittura su memory card come per tutte le altre distribuzioni, ovvero questa quida per utenti Windows e questa guida per utenti Linux.

Pronti? Inseriamo la memory card, colleghiamo un cavo di rete e diamo fuoco (per modo di dire) al Raspberry Pi!

Date qualche secondo al sistema operativo per avviarsi controllando che i led ACT, FDX, LNK e 100 lampeggino.

Ora non ci resta che salutare la nostra amata schedina perché d’ora in poi tutte le operazioni verranno eseguite da un’altra macchina connessa alla stessa rete quindi per i più nostalgici è obbligatorio portare un pacchetto di fazzolettini nel caso doveste sentirne la mancanza.

SSH – Secure SHell è il nome del protocollo che utilizzeremo il 99% delle volte e serve a creare una sessione cifrata fra voi e il RaspyServer.

Per gli utenti Linux il metodo più semplice per connettersi al RaspyServer è sotto al naso: nel terminale (Ancora?). Apriamolo e digitiamo:

ssh [email protected]_ip_Raspberry

Nel mio caso il Raspberry si trova all’ indirizzo 192.168.0.170 quindi digiterò:

ssh [email protected]

Come vedete, al momento utilizziamo l’utente root, quindi pieni diritti amministrativi su tutto il sistema. Il mio consiglio è quello di creare anche un altro utente con in modo da evitare di danneggiare file di sistema, ma se seguite la guida alla lettera e siete sicuri di quello che fate, potete comunque lavorare sotto root.

La prima volta che vi connetterete vi verrà chiesto di accettare la chiave, scrivete “yes” o “si” e procedete con l’inserimento della password che nel nostro caso è “raspberry” senza apici.

Per gli utenti Windows c’è un software davvero molto diffuso, Putty, (qui potete trovare una guida all’uso) ed è di uguale semplicità.

Se tutto è andato a buon fine dovreste avere ora una Shell dove poter interagire direttamente con il RaspyServer come se foste seduti davanti alla macchina con il terminale aperto.

Per prima cosa aggiorniamo Minibian ed eventuali pacchetti software già inclusi, per fare ciò digitiamo:

apt-get update

per scaricare l’elenco aggiornato dei pacchetti,

apt-get upgrade

per aggiornare i pacchetti,

apt-get dist-upgrade

per effettuare un eventuale avanzamento di versione.

Ora che il nostro sistema è aggiornato possiamo pulirlo dai file rimasti (che occupano memoria) con:

apt-get autoclean

per rimuovere eventuali pacchetti scaricati,

apt-get clean

per rimuovere i file dei pacchetti scaricati.

Nota che il comando sudo non è stato utilizzato in quanto stiamo lavorando come utente root quindi, se avete creato un altro utente, l’utilizzo di sudo è obbligatorio durante queste operazioni.

 

Applicare l’ hostname a RaspberryPi:

L’ hostname è il nome identificativo della macchina a cui ci vogliamo collegare.
Risulta molto comodo perché a differenza di un indirizzo IP, che può essere poco intuitivo (essendo numeri) ma soprattutto potrebbe variare, con questo metodo dobbiamo solo ricordarci il nome che abbiamo assegnato alla macchina ed utilizzarlo per connetterci in futuro.

Per cambiare l’hostname digitiamo (sempre da SSH) il seguente comando:

nano /etc/hosts

Il comando “nano” non è altro che un editor integrato nella Shell che permette di apportare modifiche a file testuali.

Dovrebbero ora comparirvi una serie di indirizzi con a fianco un nome. Spostiamoci con le frecce direzionali alla voce 127.0.0.1 (se non esiste createla a fondo testo) ed a fianco cancellate e/o scrivete l’hostname che più preferite (nel mio caso raspyserver).

Il mio consiglio è quello di digitare il nome con tutte le lettere minuscole in quanto digitando “Raspyserver” o “RaspyServer” ho potuto constatare che l’hostname non veniva correttamente caricato.

Premiamo ctrl+x, successivamente y (yes=si, per sovrascrivere il file originale) e infine invio per applicare le modifiche.

Stessa cosa dovremo farla in un altro file, quindi digitiamo:

nano /etc/hostname

Cancelliamo (se esiste) il vecchio hostname e scriviamo il nuovo che abbiamo scritto anche prima (nel mio caso raspyserver). Mi raccomando che l’hostname scritto in /etc/hostname deve essere lo stesso scritto nel file /etc/hosts

Chiudiamo come prima il file con ctrl+x, poi y e infine invio.

Ora la macchina ha il nuovo hostname ma dobbiamo applicare le modifiche quindi digitiamo:

/etc/init.d/hostname.sh

E infine riavviamo con

shutdown -r now

Al riavvio potete controllare se la macchina ha il corretto hostname collegandovi al vostro router e andare alla voce “Dispositivi collegati/connessi” oppure utilizzando un altro dispositivo, come un telefono con Android o iOS scaricando Fing – Network Tools.

A presto con la parte 2.

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